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Raffadali, falsa la notizia delle bare abbandonate: l’assessore Vella sporge querela

"Su queste cose, per il semplice scopo di screditare l’amministrazione, sarebbe opportuno non scherzare, prima di creare allarme tra i cittadini ritengo che sia giusto riflettere bene su ciò che si sta facendo".

L'assessore EnricoVella

A proposito della notizia di presunte bare abbandonate nei pressi del cimitero di Raffadali, apparsa su qualche sito di informazione e su un quotidiano regionale, c’è stata oggi la dura presa di posizione dell’assessore ai servizi cimiteriali Enrico Vella che ha presentato querela nei confronti di chi ha diffuso la notizia. 

Su queste cose – ha dichiarato l’assessore Vella – per il semplice scopo di screditare l’amministrazione, sarebbe opportuno non scherzare.

Prima di creare allarme tra i cittadini ritengo che sia giusto riflettere bene su ciò che si sta facendo.

A parte la querela che ho già formalizzato – ha aggiunto Vella – voglio approfittarne per tranquillizzare tutti i cittadini, in quanto ogni azione espletata al cimitero è fatta secondo i crismi della regolarità e della legge, sempre alla presenza di un Ufficiale Sanitario che assiste alle varie operazioni".  

Questo il testo della querela:  

"Al sig. Comandante della stazione dei carabinieri di Raffadali

Esposto-querela nei confronti di Xxxxxxxx Xxxxxxxx nato a Xxxxxxxxx il xx/xx/xxxx;   
Esposto-querela nei confronti di “Ignoti”

Il sottoscritto Vella Enrico, nato il 28/01/1988 ad Agrigento e residente a Raffadali in via Pezzalonga n°58; anche nella qualità di Assessore del Comune di Raffadali con delega ai servizi cimiteriali. 
PREMESSO
Che in data 30 Gennaio 2016 alle ore 22.07 dalla pagina personale di Facebook del sig. Xxxxxxxx Xxxxxxxxx il cui link è qui riportato: 
https://www.facebook.com/ xxxxxx 

 Veniva pubblicato un “post” corredato anche di foto in cui il Xxxxxxxx si diceva indignato per delle “casse mortuarie vuote” derivanti da resti di esumazione presenti - a suo dire - abbandonati ed in vista presso il cimitero comunale di Raffadali.

Considerato, che tale prassi di esumazione è usuale per tutti i cimiteri d’Italia, che avviene nel rispetto delle norme vigenti in materia sempre alla presenza di un ufficiale sanitario, che il comune di Raffadali di volta in volta su richiesta dei familiari dell’estinto autorizza lo svolgimento di tale pratica.

L’area che viene utilizzata come stoccaggio temporaneo dei resti dell’esumazione è ubicata dentro il cimitero, delimitata in due lati da pareti in cemento armato, altri due lati con recinzione in rete metallica ed un cancelletto munito di catena e lucchetto, il tutto recintato con telo di colore verde per evitare la vista ai visitatori che transitano nella zona.

Da una prima verifica dello stato dei luoghi in data 01 febbraio 2016 alle ore 8,30 circa, ho appreso dal dipendente del comune in servizio presso il cimitero, sig. La Porta Calogero, che con certezza il lucchetto nella mattina del giorno 30 gennaio 2016, prima dell’ingresso ai visitatori, lo stesso giorno della pubblicazione delle foto, risultava regolarmente chiuso, mentre lui stesso constatava che la mattina del 31 gennaio 2016 il lucchetto risultava manomesso, forzato ed aperto, il cancello semichiuso ed i sacchi contenente i residui del materiale legnoso aperti dolosamente da ignoti con l’intento di creare un procurato allarme e danneggiare l’immagine del Comune, come di fatto è avvenuto con la diffusione mediatica della falsa notizia.

 Ed ancora in data 01 febbraio 2016 il dipendente comunale Spataro Angelo riferiva al sottoscritto che il signor Galvano Annibale, contitolare dell’agenzia funebre “Santa Maria” gli dichiarava che i sacchi, di cui in foto, erano stati regolarmente chiusi e sigillati dallo stesso, come previsto dalle norme vigenti in materia di polizia mortuaria.

Nel caso di specie la Cassazione penale, sez. I, sentenza 08/06/2015 n° 24431 ha stabilito che: “Postare un commento offensivo sulla bacheca personale di facebook integra il reato di diffamazione a mezzo stampa”.

Tutto ciò come sopra esposto e premesso


PROPONE

Con il presente atto querela nei confronti di Xxxxxxxx Xxxxxxxi per il reato di cui all’art 595 c.p - delitto di diffamazione ed art. 656 c.p. per diffusione di notizie  false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l'ordine pubblico, e per tutti i reati che saranno ravvisabili nei fatti esposti in premessa, nei confronti ed in concorso di “ignoti” per il reato di cui all’art.635 c.p.- delitto di danneggiamento - e per tutti i reati che saranno ravvisabili nei fatti esposti in premessa, chiedendone la condanna alle pene di legge.

- Con riserva di Costituzione di Parte Civile.
- A mente del disposto dell’art. 408 c.p.p., il sottoscritto chiede di essere notiziato in caso di archiviazione dell’azione penale"
Raffadali 01/02/2016                                                                                   Enrico Vella                                                                                                   

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